Inverno e introspezione: l’attesa secondo Dino Buzzati
La vigna, d’inverno, attende solo di tornare a vivere.
Gennaio invita tutti al silenzio e all’ascolto. Anche la vigna, che ha appena subito la potatura, appare spoglia, fragile. Eppure, sotto quella superficie immobile, si cela una forza tenace: la capacità di resistere, di attendere, di prepararsi con resilienza al ritorno della vita.
È difficile non ritrovare in questa immagine l’atmosfera de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Come il protagonista del romanzo, anche la vigna sembra vivere in uno spazio fuori dal tempo, in un’attesa che non è inerzia, ma preparazione. Nulla accade in superficie, eppure tutto si costruisce lentamente, giorno dopo giorno, nella profondità invisibile delle radici.

La potatura segna una rinuncia apparente: tralci tagliati, gemme selezionate, una riduzione che non è perdita ma scelta. Così come nel romanzo di Buzzati la privazione e l’attesa diventano parte integrante dell’esistenza, nella vigna, il tempo sospeso è condizione necessaria per la rinascita vigorosa.
In questo tempo di introspezione, anche il vino assume un ruolo diverso. Non accompagna la festa, ma il pensiero. Diventa compagno discreto di letture lente, di serate raccolte, di riflessioni che non cercano risposte immediate. Un’allegoria che porta alla mente le vicissitudini del sottotenente Giovanni Drogo alla Fortezza Bastiani, avamposto che dominava la desolata pianura chiamata “deserto dei Tartari”, noto per le numerose e cruente incursioni nemiche del passato. Nonostante la diffidenza iniziale, egli inizia a subire inconsciamente il fascino degli immensi spazi desertici e immutabili, finendo con l’infatuarsi completamente delle storie che costituivano la fama della Fortezza, arrivando a distorcerne la sua percezione. Nell’attesa della “grande occasione” si consuma la vita dell’intera guarnigione, su di cui trascorrono, inavvertiti, i mesi, e gli anni. Finirà per spendere la sua intera vita nella Fortezza, con in testa, e nel cuore, il fermento irrefrenabile per l’imminente incursione nemica, ma attorno, la quiete assoluta. Un’infinita attesa, dove il tempo sembrava aver smesso di esistere.
Così gennaio ci ricorda che l’energia non è sempre visibile. Talvolta è nascosta, sopita, come la vite potata che attende la primavera. E proprio in questa attesa consapevole si prepara, anno dopo anno, la promessa di una nuova rinascita.





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